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Con Paola nei Gruppi di insegnamento il volontariato intreccia storie e culture
Paola e i Gruppi di insegnamento: “Un filo di lana può unire mondi diversi”
Paola e i Gruppi di insegnamento: “Un filo di lana può unire mondi diversi”

Con Paola nei Gruppi di insegnamento il volontariato intreccia storie e culture

Paola vive a Reggello, ama la fotografia, il ballo e da sempre trova spazio per il volontariato. Nel 2020 ha incontrato Sheep Italia e ha iniziato con i quadratini per le coperte. Poi è arrivata nei Gruppi di insegnamento, dove ha scoperto che un lavoro manuale può superare lingue e culture, trasformando persone sconosciute in una comunità. In questa intervista ci racconta il suo percorso, le persone che ha incontrato e quello che ha imparato.

Partiamo da te: chi è Paola fuori da Sheep Italia?
Da circa 15 anni vivo a Reggello, fuori dal caos della città ma non spersa nel bosco. Faccio parte di una famiglia numerosa che vive fra Sesto, Prato e Calenzano, e lavoro come consulente libera professionista, e già queste due cose riempiono molto tempo delle mie giornate e mi fanno percorrere parecchi chilometri fra nord e sud di Firenze. Mi piace leggere, ascoltare musica e andare al cinema. Sono una fotografa dilettante, e una ballerina ancor più dilettante. Ma queste due attività mi portano a fare cose divertenti, rilassanti e ad aver conosciuto tante persone. Ho sempre dedicato un po’ del mio tempo al volontariato, e negli ultimi anni in Sheep Italia.

Come hai incontrato Sheep Italia e cosa ti ha spinta a entrare nei nostri Gruppi di insegnamento?
Ho conosciuto Sheep dai social, nei primi mesi del 2020. Era nata da pochissimo, e poco dopo ci siamo trovati chiusi per il lockdown. In quell’autunno ho lavorato ai quadratini per le coperte, e ho trovato divertente l’idea di poter fare del volontariato anche stando sul divano di casa! Saverio e Sara mi hanno poi chiesto di dare una mano sia nel consiglio che nei gruppi di insegnamento, e così è iniziato un bel viaggio! Ho imparato la maglia dalla mamma e dalla nonna, e l’idea che potesse essere un mezzo per aiutare gli altri mi è piaciuta da subito.

In questi anni da volontaria, cosa ti hanno lasciato le persone che hai incontrato nei gruppi?
I gruppi di insegnamento sono tutti uguali ma ognuno è unico. Ci sono quelli formati da persone con difficoltà personali e quelli formati da persone che vengono da altri Paesi, altre culture. Una delle cose più interessanti che ho imparato subito è che un lavoro manuale unisce le persone. Non è così importante parlare la stessa lingua o mangiare lo stesso cibo, trovarsi insieme per costruire qualcosa, anche di piccolo anche di imperfetto fa capire che ci vuole davvero poco per sentirsi gruppo, famiglia, comunità.

Se dovessi raccontare a qualcuno cos’è, per te, un Gruppo di insegnamento in due parole, cosa diresti?
Un gruppo di insegnamento è un posto dove non ci sono differenze, dove un filo di lana diventa un mezzo di comunicazione, di collegamento con persone che hanno delle difficoltà, o che vengono (spesso scappano) da Paesi lontani e che magari parlano lingue diverse. Ma realizzare qualcosa insieme, una sciarpa un piccolo oggetto o un quadrato per una coperta non ci fa sentire tanto le differenze fra di noi, ma piuttosto quello che ci unisce, anche la voglia stare insieme o di realizzare qualcosa per gli altri.

Ogni nostro progetto nasce per intrecciare protezione, dignità e comunità. Se vuoi sostenerci, scopri come farlo su sheepitalia.it/donazioni.