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Missione di luglio 2025

Abbiamo salvato 175 persone

Il primo che abbiamo visto quando abbiamo lanciato il gommone si chiamava Bernard, e sollevava con le sue braccia enormi un esserino di neanche due mesi, chiedendo di salvargli la vita. Il nostro respiro si è bloccato da qualche parte nel torace. Osserviamo un attimo quel pezzo di lamiera a galla contro ogni legge fisica, e poi ci guardiamo negli occhi con Fra ed Enri. Andiamo.
Il primo soccorso è durato quasi due ore. Abbiamo tolto da quella lattina arrugginita che era la loro barca, per prime donne e bambini: ma quanti erano? Ma soprattutto perché degli esserini di pochi mesi o anni dovevano essere in mezzo al mare, sotto il sole da due giorni, in balia di leggi che tutelano linee immaginarie ma non loro, le personcine più fragili?
Poi, durante i trasbordi, abbiamo cantato, qualcuno ha pianto, ci siamo strette le mani e ci siamo chieste nomi e storie”.

Margherita Cioppi, soccorritrice TOM

Doppio salvataggio

Abbiamo dovuto soccorrere una barca sovraffollata con a bordo anche donne e bambini dopo che per ore nessuna autorità ha risposto alle nostre richieste di intervento.
Oggi pomeriggio alle 15.45 circa, durante la nostra attività di monitoraggio del Mediterraneo, abbiamo avvistato due imbarcazioni e siamo andati a vedere, preallertando le autorità competenti. Si trattava di un peschereccio rimasto poco distante e di una barca in ferro sovraccarica di persone, tra cui donne anche incinte, e neonati.
La situazione era urgentissima: su un barchino di ferro di circa 8 metri c’erano circa 50 persone, tra cui 11 donne di cui tre incinte e bambini, di cui uno di pochi mesi, in mare da 48 ore.
Abbiamo subito distribuito giubbotti di salvataggio e acqua. Il nostro equipaggio ha quindi trasbordato al sicuro minori non accompagnati e nuclei familiari con donne e bambini sulla nostra Garganey VI, continuando ad aspettare risposte dai centri di coordinamento.
Ma il barchino rimaneva molto instabile, e sul fondo si era riversata della benzina, che a contatto con l’acqua salata provoca ustioni chimiche arrestabili solo con cure mediche.
Chiesto nuovamente e con estrema urgenza l’intervento delle autorità preposte al soccorso in mare, ancora senza alcuna risposta, abbiamo quindi provveduto a trasbordare tutte le persone.
Ancora una volta ci siamo ritrovati dove bisogna essere e abbiamo fatto quello che è obbligatorio fare.

Appena abbiamo avuto a bordo il primo gruppo, sessantanove persone, è arrivata la segnalazione di un’altra imbarcazione “in distress”, cioè in pericolo, a poche miglia da dove ci trovavamo in quel momento.
Quando alle persone a bordo appena soccorse è stata comunicata la necessità di questo secondo intervento, tutte – ma davvero tutte – hanno giunto le mani e incoraggiato in inglese e in francese l’equipaggio a proseguire, a non pensare più a loro. Ad andare. A intervenire. A non lasciare sole le altre persone a poca distanza. Immaginatevi la scena: barca strapiena con persone appena salvate, stressate, con traumi, alcune con bruciature, tre donne incinte, tutte d’accordo: era necessario andare, perché in fondo proprio loro sapevano meglio di chiunque altra persona cosa significasse rischiare concretissimamente la vita.
Soltanto un ragazzo, fra tutte le persone a bordo, era rimasto in silenzio. Allora una delle persone dell’equipaggio si è avvicinata, il ragazzo parlava a voce bassissima. Aveva visto la rotta verso sud e temeva stessimo riportando tutti, con l’inganno, in Libia.
“No, non vi riporteremo là”. Solo allora, a specifica spiegazione, anche lui si è tranquillizzato e ci ha chiesto di proseguire.

Team sanitario

Nelle missioni in mare di TOM è sempre presente anche un team sanitario grazie alla collaborazione con il Laboratorio di Salute Popolare di Bologna, che per ogni missione in mare seleziona mediche, medici, infermiere e infermieri specializzati nella gestione delle emergenze.
Anche in questa settimana il loro apporto è stato fondamentale: fra le persone tratte in salvo vi erano diverse situazioni a rischio, fra cui una donna incinta quasi a termine e con contrazioni ravvicinate. Il nostro team sanitario ha garantito per tutte le persone cure salva-vita, e insieme abbiamo testimoniato l’orrore prodotto da confini che uccidono, e da Stati che violano sistematicamente i diritti umani.

Viaggio di nozze

Sono una coppia, si sono sposati due mesi fa. Il loro viaggio non è stato “di nozze”, ma per salvarsi la vita.
Hanno attraversato il mare e le paure per vivere come persone libere. Sono fra le 175 persone e storie che abbiamo tratto in salvo in questa nostra sesta missione in mare.

Abbiamo cantato Waka Waka

Talvolta liberano lo stress, la paura e l’orrore, cantando. Mercoledì è accaduto proprio questo: hanno cantato nelle loro lingue e dialetti, a gruppi. Nessuna persona dell’equipaggio cantava però con loro perché nessuna conosceva quei canti, quei suoni armonici. Tutto l’equipaggio ascoltava però sorridendo, perché aver liberato un canto vale sempre un sorriso.
È stato a quel punto che dalle persone naufraghe è partita una canzone che anche l’equipaggio non poteva non conoscere: Waka Waka di Shakira.
La foto che vedete è stata scattata in un momento di pausa fra un ritornello e l’altro, Surreale, certo. Liberatorio, pure.
Ma il nostro sogno, forse, non è proprio questo? Permettere alle persone il canto, ovunque lo desiderino, sulle note che preferiscono.

Il gioco del nasino

Questa volta erano tanti i bambini e le bambine che abbiamo dovuto mettere in sicurezza, facendoli salire a bordo della nostra Garganey VI.
E cosa fa un bambino, quando si sente al sicuro? Semplice: smette di fare la persona adulta e di preoccuparsi, e inizia a giocare. Lo fa letteralmente e in qualsiasi condizione, appena percepisce l’assenza di pericolo intorno a sé.
Ad esempio lui, in foto, aveva scoperto da poco il gioco “ti rubo il nasino”, gliel’aveva insegnato la nostra marinaia Francesca, conoscete questo gioco? Si tiene il pollice fra il dito indice e quello medio, fingendo di aver preso in ostaggio il naso della persona di fronte. Il bimbo lo ha fatto con ognuna delle persone sulla barca. Rideva molto, e hanno riso anche le altre persone naufraghe e l’equipaggio della nave, quando dopo aver “rubato” i nasi di tutte le persone li ha gettati in aria, e ognuna ha potuto riprendere il proprio.