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Nelle Borse Lavoro con Paola, dove il volontariato cuce legami e fiducia

Nelle Borse Lavoro con Paola, dove il volontariato cuce legami e fiducia

Paola ha 68 anni, vive a Pontassieve e da anni fa parte della grande famiglia di Sheep Italia. Accompagna, ascolta e impara insieme alle donne che partecipano al progetto Borse Lavoro. In questa intervista ci racconta la sua storia, il suo incontro con Sheep e tutto ciò che ha scoperto, un punto dopo l’altro, sul valore della relazione e del volontariato.

Partiamo da te: chi è Paola fuori da Sheep Italia?
Sono Paola, 68enne pensionata (da quasi dieci anni, dopo quarant’anni di “onorata carriera” come ragioniera), due figli, una gatta e un marito. Vivo a Pontassieve, un piccolo paese a 15 km da Firenze, dove mi sono trasferita da poco perché più economico della città. Amo fare yoga, studiare inglese, fare la volontaria per Sheep e prendermi cura delle mie due step-granddaughters, che seguo da otto anni come babysitter (alias nonna!). Del mio quotidiano apprezzo il “fare”: la mia giornata non è soddisfacente se non ho realizzato, tentato o almeno pensato di realizzare qualcosa.

Come hai incontrato Sheep Italia e cosa ti ha spinta a entrare come volontaria nel progetto Borse Lavoro?
Ho conosciuto Sheep attraverso Fanpage. Durante l’epidemia di Covid ho scritto una lettera a quel quotidiano per raccontare la mia storia di malata di cancro, sottoposta a chemio e immunoterapia e di come il vaccino mi avesse ridato fiducia. Sono stata contattata per autorizzarne la pubblicazione, cosa che ovviamente ho fatto. Questo mi ha legata al giornale e, attraverso di esso, ho conosciuto Saverio Tommasi e Sheep Italia. Quando ho visto che Sheep operava anche nel nostro territorio, ho subito scritto per offrire le mie, seppur modeste, capacità nel cucito e nella maglia. Sono stata contattata da Sara, che mi ha invitata a un incontro personale e mi ha fatto subito innamorare di lei, dell’associazione e dei suoi progetti.

In questi anni da volontaria, cosa ti hanno lasciato le persone che hai incontrato nei gruppi?
A volte mi siedo alla scrivania e cerco di scrivere i nomi di tutte le donne che ho incontrato in questi anni, perché ognuna di loro mi ha insegnato e lasciato qualcosa. Io, che non lo sono di natura, ho imparato a essere più ricettiva; ma soprattutto ho imparato a mettere in discussione i miei pregiudizi, dei quali, in fondo, siamo tutti un po’ vittime, verso i modi culturalmente diversi di vedere il mondo. Ho imparato a trovare i punti comuni, che sono tantissimi, che legano le donne ad altre donne: quasi come se alla fine trovassimo una lingua comune che ci unisce.

Se dovessi raccontare a qualcuno cos’è, per te, il percorso di formazione Borse Lavoro in due parole, cosa diresti?
L’immagine che mi porto dentro è quella del nostro “intervallo”. Quando, a metà della lezione di sartoria, ci sediamo insieme per un tè e cominciamo a parlare delle nostre realtà: il cibo, gli affetti, i problemi comuni e i loro spesso maggiori dei nostri. È in quel momento che mi rendo conto di quanto queste donne siano simili a noi, nella ricerca dell’indipendenza e nella voglia di essere protagoniste della propria vita. Un altro momento che ricordo con emozione è quello dell’esame finale, quando donne che forse non hanno mai avuto la possibilità di frequentare scuole o percorsi di studio si ritrovano ad affrontare una prova e un giudizio. Giuro che, in quei casi, sono tesa forse più di loro!

Ogni nostro progetto nasce per intrecciare protezione, dignità e comunità. Se vuoi sostenerci, scopri come farlo su sheepitalia.it/donazioni.